NON era anchora il Lin venuto in uso
Di seminarsi, quando un fu, che primo
Raccolse il seme in varie parti fuso :
E volse dar principio (a quel ch’io stimo)
Di far lo stame, onde trahesse poi
Mille mistier, ch’in verso io non isprimo.
Et sì come Natura i parti suoi
Sparge qua e là dove le piace a sorte
Che tutti in ogni loco haver li puoi :
A romper cominciò la dura e forte
Terra col rastro in largo campo, e ’l seme
Vi sparse ad altri vita, ad altri morte.
La Rondinella, che presaga teme
Quell’opra nova, e la virtute intende
Del Lino, ogni altro augel convoca insieme :
E lor mostra il periglio, che s’attende
Da quella pianta, e persuader vuole
A prohibirne il mal, ch’essa comprende :
E dice, che quel seme, onde si duole,
Devrebbe trarsi pria, che n’esca l’herba :
Ma perde indarno il tempo e le parole.
Ecco il Lin nasce, et ella, che pur serba
Nel cor del suo presagio il gran timore,
Disse di novo con rampogna acerba.
Ecco il Lin nato a me d’alto dolore
Fiera cagion : dunque svelliamlo almeno ;
Perché d’ogni periglio usciate fuore.
Ella pur dice, e ognun le crede meno
Quanto più con ragioni aperte e vive
Mostra il lor viver di periglio pieno.
In breve par ch’a la misura arrive
Di sua perfettione il Lin maturo ;
E sen fan varie reti in mille rive.
La Rondinella allhor con cor sicuro
De l’huom si fece molto stretta amica,
Per liberarsi da periglio oscuro.
Vive con l’huomo, e sempre si nutrica
D’ogni altra cosa, che d’esca o di grano,
Cibo de l’huomo per usanza antica :
Così perché nell’opre di sua mano
Non gli suol mai far detrimento alcuno
Depredando le biade in mezo il piano,
A quello è cara ; et ei sempre digiuno
Vive di farle offesa, e la ricetta
Dentro a’ suoi tetti, onde l’osserva ognuno.
E in prender gli altri augelli si diletta
Tanto, c’ha per maggior d’ogni sua festa,
Quando ve n’ha ben piena la sacchetta.
E con lacci e con reti ognihor gl’infesta,
Facendone di lor stratio crudele :
Et così merta chi a noia molesta
Prende il consiglio altrui sano e fedele.
Un ostinato cor merta ogni male.