L’ASINO un dì passando in certo loco
Fermò sopra d’un chiodo a caso il piede,
Onde restò trafitto amaramente
Da quel, che dentro tutto entrato gli era.
E cercando rimedio a l’aspra doglia
Il Lupo a lui per medico s’offerse ;
E di certa mercè restò d’accordo
Seco, se di quel male ei lo sanava.
E tanto fé col duro acuto dente,
Che gli lo trasse, e di martìr lo sciolse.
Ond’ei chiedendo il pattuito dono
L’Asino, che pagar già nol poteva,
Lo pregò caramente a rimirarli
Meglio per non so che, che l’affligea,
Nella ferita anchor restata aperta :
Che grato poi del premio gli sarebbe.
Il che facendo il medico mal atto,
Ei levando le groppe in un momento
D’ambidue i piè nel fronte e nelle spalle
Così gagliardamente lo percosse,
Che ’l lasciò quasi morto in mezo ’l campo ;
E fuggì ratto al consueto albergo.
Ma dopo lungo spatio rivenuto
Il Lupo alfin nel suo primiero senso
A sé medesmo tai parole mosse.
M’è certo a gran ragion questo avenuto :
Ch’essend’io nato per mia buona sorte
Atto de gli animali al far macello ;
Il medico facendo, inutilmente
Derogar volsi al natural valore.
Ognuno dunque accortamente impari
L’arte seguir, a cui sua stella il chiama :
Et lasci quell’ufficio, in cui Natura,
O giudicio, o favor non gli consente,
Da riuscir con utile et honore,
Se gir non vuol d’ogni miseria al fondo.
L’ufficio, in ch’egli vale, ognun far deve.