MENTRE che al Sol nella più algente bruma
Givan molte formiche in lunga schiera
Portando ad asciugar l’humido grano
Fuor de la buca, ove l’havean riposto ;
La misera Cicala, che di fame
Già si moriva, con preghiere humili
Cominciò loro a supplicar soccorso.
Il che sentendo una di lor più antica
D’anni, e di lunga esperienza dotta
Le domandò quel, che l’està passata
Ella facesse : e rispondendo quella,
Che col batter de l’ali, e ’l mover tuono
Dentro a le cartilagini sonanti
De l’aureo ventre un’harmonia soave
Formar soleva per comun ristoro
De gli affannati, e stanchi pellegrini,
Che sotto il fiero ardor del Sole estivo
Facean passaggio per gli aperti campi.
Allhor colei, che tal risposta intese,
Con accorto parlar disse ridendo.
Dunque, se allhor così cantar solevi
Senza pensar che far devesti il Verno,
Hor ballerai per far più bello il giuoco :
Il che tanto puoi far più agevolmente,
Quanto hai di cibo il ventre hora men carco.
Giovani, voi che de’ vostri anni il fiore
Dietro a le vanità perdendo andate,
Senza pensar di vostra vita il fine,
Aprite a questo esempio, aprite gli occhi :
Et imparate con più san discorso,
Che v’è mestiero in su la primavera
Di vostra età pensar di quella al verno :
Se non volete a l’ultima vecchiezza
Giunger infermi, e di miseria pieni ;
Che l’antico proverbio è cosa vera,
La vita il fine, il dì loda la sera.
Chi vuol da savio oprar pensi al suo fine.