DUE vasi, ch’adoprar soglion le genti
Da cuocer le vivande in su la fiamma,
Di terra l’uno, et l’altro di metallo,
Scorrean nel mezo a la seconda un fiume
Portati a galla da le rapide onde.
Ma perché quel di terra assai più lieve
Scorrea sicuro ; l’altro, che temea
Per la gravezza sua girsene al fondo,
Cominciò con parole affettuose
A pregar l’altro in lusinghevol modo,
Che d’aspettarlo non gli fusse grave :
Et legatosi seco in compagnia
Volesse far quel periglioso corso :
Onde l’altro gli diè simil risposta.
Non m’è discaro l’esserti compagno ;
Ma l’esserti vicin poco m’aggrada :
Perché, s’avien che l’onda ruinosa
A me scorrendo, o a te percota il fianco
Sì, che stando congiunti ad un ci urtiamo,
Come allhor salvo la tua forte scorcia
Te renderà dal suo furor protervo ;
Così la mia, che per sé stessa è frale,
Agevolmente fia rotta, e spezzata.
Guardisi ognun per tal esempio dunque
Di star vicino a chi è maggior di forze,
Se brama da perigli esser lontano,
Et nel suo stato ognihor viver sicuro.
Non prattichi il basso huom sempre col grande.