GIÀ dentro un’olla, che di carne piena
Era d’alesso nel tepido humore
Bolliva al foco, nell’humor fervente
Entrò la Mosca da la gola tratta
Del grasso cibo, che nuotar vedea :
Del qual dapoi, c’hebbe satiato a pieno
L’ingorda brama, e ’l temerario ardire,
Venne sì gonfia del mangiato pasto,
E di quella bevanda a lei soave,
Che non potea levarsene, e cadendo
Anzi più in mezo del liquor profondo
De la vicina morte in mano andava ;
Onde vedendo non poter fuggire
L’odiato fin de la penosa vita,
Cominciò confortarsi in cotal guisa.
Tanto ho bevuto qui, tanto ho mangiato,
Et tanto bene homai lavata i’ sono,
Ch’a ragion debbo volontieri e in pace
Sostener di mia vita un simil fine.
Così dee tolerar l’huomo prudente
Quel, che non può per modo alcun fuggire ;
E quel, che vuol necessità, seguire,
Per non parer altrui di bassa mente.
Quel, che schivar non puoi, sopporta in pace.