D’UN gran vaso di mel, ch’a un pellegrino
Si ruppe, era una via sparsa nel mezo
Con largo giro : ond’una copia grande
Di Mosche in quello da la gola tratte
Dolcemente pascean l’amato humore.
Ma quando fur ben satie e di mel piene
Volendosi da quello alzar a volo
Parte da la gravezza del pasciuto
Ventre, parte dal mel tenace fatto
Dal Sole ardente de l’estivo giorno
Ritenute di là mover il piede
Mai non potero, e faticarsi indarno.
E mentre stavan dibattendo l’ali
Diversi augei, che quelle hanno per cibo,
Di questo accorti tosto si calaro,
E le divorar tutte in poco d’hora.
Dinota questo, che colui, che tutto
Si dona al senso de la gola in preda
Senza tener in questo ordine o modo,
Che suol ragion dottar4 a chi prudente
Nutrir si vuol di delicati cibi
Per sua salute, ma si astien dal troppo,
Che nuocer suole, onde tal vitio nasce ;
Sovente casca in misera fortuna,
E de la Morte ancor tal volta in mano.
Spesso la gola altrui guida a mal fine.