CON solecita cura il fier Cinghiale
Attorno il duro piè d’un’alta quercia
Rendeva i denti suoi più acuti e lisci,
Per oprarli per arme a’ suoi bisogni :
Onde la Volpe ivi passando a sorte
Lo domandò per qual cagion prendesse
Cotal fatica poi ch’ei non si vede
Haver di guerra occasion presente.
Stolta (ei rispose) io m’affatico adesso
E non indarno per quel, che potrebbe
Tardi avenirmi, e forse anco per tempo.
Ch’aspettar non bisogna che ’l periglio
Ti stia sopra del capo in trovar l’armi,
Che pon salvarti da nimica mano :
Che quando sei con l’avversario a fronte
Non è allhor da cercar, ma da oprar l’arme,
Che ti difendan da gli assalti suoi.
Così io m’appresto a la battaglia anchora
Ch’io non n’habbia presente occasione,
Perché quando assalito a l’improviso
Sarò da chi vorrà movermi guerra,
Non havrò tempo d’arrotar i denti,
Né d’altro far, ch’oprar l’armi e la forza.
Però nel tempo de la pace io voglio
Apparecchiarmi de la guerra a l’uso
Di tutto quel, che mi può far mistiero.
Così dee farsi l’huom possente e forte
Nelle prosperità de la fortuna,
Perché, se occorre mai sorte importuna,
Salvo si renda da periglio o morte.
Provedi anzi, ch’ei venga, al tuo bisogno.