ET la Canna, et l’Oliva un giorno insieme
Vengono di valore a gran contesa :
Ciascuna l’altra vilipende e preme
Con parlar, ch’a l’honor contraria, e pesa.
Dice l’Oliva. Io, che con forze estreme
Sostener soglio ogni importante offesa,
Sarò minor di te, putrida e vile,
Che non hai pianta a tua viltà simile ?
Io l’oltraggio de’ venti, e le tempeste
Sostegno ognihor co’ miei nervosi rami :
Tu, pur che minima aura in te si deste,
Batti il terren co i crin languidi e grami.
Cede qual vinta allhor la canna a queste
Parole, e par che non risponder brami
Fin che ’l tempo non venga, onde sicura
Risponder possa a tanta sua pressura.
Ecco de’ venti impetuoso stuolo
Fra pochi giorni le campagne assale :
E si piega la Canna insino al suolo ;
Poi si rileva alfin come habbia l’ale.
L’Oliva, che nel cor sente gran duolo
Di ceder tosto come cosa frale,
Dura resiste al primo assalto, e ’l vento
Sprezza, e leggiera in lui prende ardimento.
Ma quel, che pur non può piegarla al piano,
Da radice la sveglie, e a terra caccia.
Allhor la Canna la vittoria in mano
Si vede, e dice a lei con lieta faccia :
Ecco, mischina, il tuo voler insano
Come par ch’a te giovi, et honor faccia ?
Tu dura altrui resisti, hor morta sei :
Io cedo a tutti, e sani ho i rami miei.
L’humil, che cede al suo maggior, ventura
Miglior s’acquista, e lungamente dura.