IL possente Leon, l’astuta Volpe,
E ’l semplice Asinel venner d’accordo
D’esser compagni, e divider tra loro
Quel, che ciascun di lor prendesse in caccia.
E fatto un giorno assai copiosa preda,
E sendo a l’Asinel toccato in sorte
Il far le parti del comun guadagno,
Il tutto giustamente in tre divise :
Perché ciascun il suo dovere havesse.
Ma il superbo Leon questo vedendo
Arse nel cor tutto di rabbia e sdegno :
E ’l miser divisor tosto accusando
D’iniquità, d’inganno, e di malitia,
Lacerò tutto ; e con vorace brama
Ne satiò la scelerata fame.
Poi volto in atto furibondo e fiero
A la Volpe, che attonita mirava
Quel caso strano, e di nequitia pieno,
Con parlar orgoglioso le commesse,
Che in giuste parti dividesse il tutto.
Ond’ella accorta da l’altrui ruina
Quasi tutta la preda in un raccolse,
Per farla del Leon debita parte ;
E presentolla a la superba fiera ;
E poco più di nulla a sé ritenne.
Allhor l’altiero d’allegrezza pieno
Le disse. ove sorella, hai così bene
Appresa del divider la ragione,
Che con tanta dottrina hor m’hai dimostro ?
A cui l’astuta humilmente rispose.
De l’Asino lo stratio, e ’l tristo fine
Dato m’ha de le leggi la dottrina ;
Ch’a ben patir quel, ch’è commune, insegna ;
E m’ha fatto legista in un momento.
Così l’huom spesso a l’altrui spese impara
Nelle occorrenze perigliose e strane
Il ritrovar la via di sua salute
Senza tema di biasmo, o d’alcun danno.
Se vuoi del tuo mistier cavar guadagno,
D’un tuo maggiore non ti far compagno.