PASSANDO un’acqua il Cane con un pezzo
Di carne in bocca, che trovò per via,
Vide nell’onda, ch’era posta al rezzo,
L’ombra maggior di quella, ch’egli havia :
Et disse. Poi ch’est’altro è un più bel pezzo
Certo, et maggiore che non è la mia,
Questa voglio lasciar, e quella prendere,
Che mi potrà più satio e lieto rendere.
Così lascia la sua cader nell’onda,
E volendo pigliar l’altra maggiore,
Vede, che mentre questa si profonda,
Sparisce quella nel turbato humore :
E pargli che la sua quell’altra asconda
Sott’acqua sì, che non può trarla fuore :
S’accorge alfin, che la vana sembianza
De la sua l’havea posto in tal speranza.
Et dolendosi poi tra sé dicea :
Quanto era meglio, oimè, godermi in pace
Quel picciol ben, ch’io già di certo havea,
C’haver d’un ben maggior voglia rapace.
Questo è finto, ch’io vero esser credea,
Mosso da openion sciocca et fallace.
Cos’io resterò essempio a gli altri avari,
Ch’ogn’un del proprio a contentarsi impari.
Chi vuol l’incerto vien del certo a nulla.