IL Cerbiato chiedeva un giorno al padre
Da qual cagione proceder potesse,
Ch’ogni volta, ch’a guerra il can lo sfida,
Egli sì facilmente in fuga volto
Di lui solo al latrar desse le spalle,
Essendo egli di corpo e di valore
Maggior del cane, e con la fronte armata
Di dure corna a contrastar possenti
Con qual si voglia più forte animale.
E ’l Cervo in sé confuso sospirando
Brevemente così rispose al figlio.
Io ben m’accorgo haver armi e valore
Figlio da contrastar co ’l cane, e forse
Con più d’un’altra più feroce belva :
Ma non ti so già dir perch’io nol faccia.
Questo ben ti dirò : Che solo al suono
De la sua voce, anchor che da lontano
Molto da me talhora udita sia,
Tosto mi sento non so che timore,
Che mi fa forza contra ogni ragione
A fuggir presto dal latrar maligno,
Che tremar mi fa tutto il cor nel petto.
Così l’huom nato per natura vile
Quantunque armato sia poco è sicuro ;
Ché, se ben fusse chiuso entro ad un muro,
Però cangiar non può l’antico stile.
A l’huom, ch’è di cor vil, forza non giova.