UN ASINEL, che sopra il tergo vile
Havea di Giove un simolacro d’oro,
Ch’al Tempio il suo padron seco trahea,
Mentre passava per diverse vie
Era inchinato da la gente tutta,
Che con divotion s’humiliava
Del nume vano a quella ricca imago.
Ma credendo il meschin, che quell’honore
Venisse fatto al suo nobile aspetto,
Del suo stolto parer tanto gonfiossi,
Che preso allhor da quella gloria vana,
E tosto in mezo del camin fermato
Levando per superbia in alto il capo
Tutto si vagheggiava ; et non volea
Mirando hor qua hor là mover un passo :
E d’esser nato un Asino del tutto
Già si scordava, se non era allhora
Il suo padron, che con un grosso fusto
Percotendo le natiche asinine
Gli fece di sé stesso entrar in mente
Con molte busse, et con simil parole.
Segui pur pazzo il tuo preso camino,
Che non sei tu, ma quel, che porti, è ’l Dio,
Che da ciascun, che vedi, è riverito.
D’ogni superbo cor questo è figura,
C’ha di publico honor titolo e nome,
E non si porta in suo costume, come
La prudenza richiede a sua natura.
L’honor dato a l’huom sciocco insano il rende.