PASSANDO un fier Leon per certa villa
Innamorossi d’una giovinetta
Figlia d’un Contadin di quel contado :
E sì forte d’Amor sentì l’ardore,
Che mai non havea ben giorno né notte
Pensando sempre a la fanciulla amata.
Et per più non soffrir la pena acerba
Prese partito di chiederla al padre,
Che per sua sposa a lui la concedesse.
Et così fece con parlar cortese.
Ma il Contadin, cui strana cosa parve,
Che d’una fiera divenisse moglie
La giovinetta sua figliuola, prese
Partito di sbrigarsi da tai nozze
In questo modo : et tosto gli rispose.
Se vuoi per moglie haver la mia figliuola,
Che cotanto ami, et mio genero farti,
Ti convien prima assicurarmi ch’io
Non sia mai per haver da tua fierezza
Oltraggio alcuno, et così la fanciulla,
Che forte teme il tuo superbo aspetto.
Sì che tratti di bocca i fieri denti,
E l’ugne delle zampe acute e forti,
Perché sicuri siam per sempre poi,
Che tu non voglia, o possa farne oltraggio :
E vivrem teco poi lieti e sicuri,
E tu ti goderai con dolce pace
L’amata sposa a le tue voglie pronta.
Udito ciò il Leon, benché assai dura
Cotal condition pur le paresse,
Ma forse ragionevole, concluse
Alfin tra sé di voler prima i denti
Perder, e l’ugne, che star vivo senza
Colei, che più, che ’l viver proprio amava.
Et così contentò che ’l Contadino
Di sua man propria gli trahesse allhora
Ad uno ad uno i denti, e l’ugne tutte :
E poi gli chiese la bramata sposa.
Ma il Contadin, che già fatto sicuro
Era dal gran valor del fier Leone,
Che non haveva più l’ugne, né i denti,
Non solo di negargli hebbe ardimento
La figlia, ch’egli li chiedea per moglie ;
Ma con un grosso fusto lo percosse
Si fieramente nel superbo capo,
Ch’a terra lo mandò stordito, e poi
In pochi colpi gli levò la vita :
E sciolto andò da tal impaccio e briga.
La favola in virtù saggia ammonisce
L’huom forte, che con altri accordo brama,
A non lasciarsi tor l’armi di mano,
Od altra cosa, onde sua forza penda :
Perché puote avenir, che ’l suo nimico
Vedendolo del tutto inerme e privo
Di quel, che contra lui possente il rese,
Cangi pensiero di fermar la pace ;
E con guerra mortal gli mova assalto,
E lo conduca a l’ultima ruina,
Senza poter haver da lui contrasto.
L’huomo, che brama col nimico pace,
Non lasci mai quel, che lo rende audace.