ANDÒ un Villan dentro una Selva antica
Di quercie ombrose largamente adorna,
E la pregò con mansueta voce,
E parole efficaci a sua richiesta,
Che di prestargli ella contenta fosse
Un picciol tronco de le piante sue,
Ch’eran d’immensa, et infinita copia :
Perch’un manico farne esso volea
A la sua scure, onde tornato a casa
Fornir potesse alcuni suoi lavori.
Ella, che per natura era cortese,
E ricca intorno del suo gran tesoro,
Gli ne fé parte, gratiosamente
Donando a lui quanto le havea richiesto.
Ond’ei ne fece il manico ; e dapoi
A spogliar cominciò di parte in parte
La Selva tutta con la parte stessa,
Ch’era già membro di lei stessa uscito :
Sì che ’l Villano iniquo e discortese
Tutta la pose in picciol tempo a terra.
Così spesso patir suol chi benigno
È de’ favori suoi largo e cortese
Ad huomo avaro e di nequitia pieno :
Che con le forze stesse, ond’ei l’accrebbe
Riman da quello alfin posto in ruina.
Però guardisi ognun a cui fa dono
De le sue gratie, e non si fidi troppo
Di chi per molta esperienza, e lunga
Prattica non conosce essergli amico.
Non dar favore a chi può farti oltraggio.