L’ORSO del bosco fuor da fame tratto
Trovò due case d’Api, e intorno a quelle
Incominciò lecar il mel, che in terra
Gocciolando cadea del buco fuori,
Del buco, che per tutto era già pieno.
E mentre ch’ei così pascendo andava
La lunga fame del liquor soave,
Una Ape il vide, et li mordea l’orecchia
Mentre l’altre dormian dentro a’ lor nidi.
Ond’egli irato immantenente corse
Dietro a colei, che tosto entrata in casa
Da la proterva sua rabbia s’ascose.
Egli, ch’ad ogni modo havea desire
Di far vendetta de l’havuto oltraggio,
La casa fracassando a terra trasse
Con fiero sdegno ; e l’altre tutte quante
Destò ad un tratto, che col morso acuto,
E col pungente stral de la lor coda
Gli furo intorno generosamente
Quello assalendo per salvar la vita
A i proprii figli, e vendicar in parte
De i loro alberghi la total ruina.
Tal ch’ei trafitto da gli aculei strani
De l’infinito stuol, che lo feriva,
Senza rimedio di poter salvarsi,
Ceder convenne in tutto al primo assalto
E partendosi quindi si doleva
Amaramente non haver sofferto
Di quella in pace la primiera offesa,
Che sola un poco gli ferio l’orecchia,
Godendo lieto il ritrovato cibo.
Così talhor l’huom per fuggir s’adopra
Un picciol mal, che sopportar potrebbe,
Et quel fuggendo cade in mille danni
Che d’improviso gli si movon dietro.
Meglio è soffrir un mal, c’haverne cento.