L’ANGUILLA un giorno domandò al Serpente,
Con cui spesso in amor giacer soleva
Dentro a l’humor d’un paludoso stagno ;
Da qual cagione derivar potesse,
Ch’egli da tutti gli huomini fuggito,
Ella a studio cercata era da ognuno,
Ambi due sendo d’una stessa forma :
E mille sue compagne prese e morte
Havea veduto, ond’egli sempre in pace
Vivea felice aventurosa vita,
Come ella ognihor viveva in pena e in doglia
Con continuo timor d’acerba morte.
Allhor rispose il Serpe : Avienti questo
Sorella mia, perché tu fuggi e cedi,
Né forza mostri, onde far possi offesa
A qualunque a tua vita insidia pone.
Ond’io chi cerca di turbar mia pace
Così combatto, o me gli mostro fiero,
Che raro avien, ch’egli da me si parta
Senza paura, e manifesto segno
Del temerario ardir mostrato indarno
Per farmi oltraggio : e con orgoglio crudo
Non lascio ingiuria mai senza vendetta.
Così l’huomo, ch’è debole e innocente,
Ognuno rende a fargli oltraggio audace :
E ’l forte et di mal far si vive in pace ;
Perché chi gli osta ei fa tristo e dolente.
Chi contender non può spesso ha contesa.